Didattica / Scuola

L’importanza di una coeducazione permanente ovvero la formazione eterogenea dei gruppi (maschi e femmine)

Oggi guardavo i miei alunni, maschi e femmine in ugual misura , ed era bello vedere come si scambiavano senza problemi i vari punti di vista rispetto ai giochi del momento ( figurine, lego, scacchi ecc.).Così mi è venuto in mente che l’anno prossimo, ricominciando con una prima, dovrò occuparmi della formazione delle classi insieme ai colleghi. Non c’è mai stata nei miei ormai 33 anni di lavoro una classe omogenea, tutti maschi o tutte femmine. Questo vale per me, per i miei colleghi e per tutti i colleghi della Scuola Pubblica. Se vi capita di leggere un POF, cioè Piano dell’offerta formativa, troverete sempre alla voce ” Formazione classi prime” il criterio dell’eterogeneità, cioè maschi e femmine in ugual numero all’interno della classe.

Questa procedura nasce dal lavoro di pedagogisti che nel tempo hanno creduto fortemente in questo tipo di formazione del gruppo classe. Uno dei miei preferiti era e rimane Adolphe Ferriere, infatti nel suo testo “ALLE ORIGINI DEL METODO ATTIVO: FERRIERE E I TRENTA PUNTI DEL BIEN (1919)”  al punto 5 dice:

” La coeducazione dei due sessi, praticata nei collegi e fino alla fine degli studi, ha dato in tutti i casi in cui ha potuto essere applicata in condizioni materiali e spirituali favorevoli, risultati morali e intellettuali incomparabili, tanto che per i maschi che per le femmine. Le anomalie d’ordine psico-sessuale, cosi disastrose per l’evoluzione morale degli adolescenti, sono quasi escluse dalle buone scuole coeducative”.

Certo il linguaggio è un po’ vecchiotto ma la frase che sottolinea i risultati morali e intellettuali incomparabili mi ha sempre affascinato.

Analizzando la situazione si può proseguire sottolineando che dai 6 ai 10 anni , ma anche prima alla Scuola dell’Infanzia e poi alle Scuole Superiori, la giovane popolazione italiana persegue nella suddivisione equa tra maschi e femmine. All’Università c’è una  piccola deviazione da tale  criterio ma dipende dall’elevata diversificazione delle tipologie di lauree.

Ecco quindi che, sempre osservando i miei alunni, mi sono ritrovata a chiedermi: “Che cosa in pratica noto io di positivo rispetto alla coeducazione dei due generi?”.

Vedo un MICROCOSMO, vedo una piccola società che cresce fianco a fianco, condividendo spazi, tempi e relazioni. Ogni componente può osservare il genere a cui appartiene e l’altro genere, può simpatizzare con esso, litigarci e rifare la pace. Tutti possono così, in modo attivo, concorrere alla costruzione delle proprie opinioni e soprattutto ascoltare e analizzare quelle degli altri.

Nello studio delle antiche civiltà, adesso siamo agli Etruschi, imparano a capire come nel passato non sempre, anzi quasi mai, uomini e donne hanno avuto la stessa parità, e io osservo i miei alunni e li vedo stupiti, quasi ammutoliti e increduli che un tempo le persone non avevano la stessa parità di situazione. Poi da brava maestra penso a quali strategie posso mettere in atto affinché questo meraviglioso scambio di genere possa realizzarsi, così propongo lavori ed esercizi a coppie, disegnano maschi e femmine insieme, progettano insieme . DRINNNNN, suona la campanella, devo iniziare la lezione e mentre tutti insieme ripongono i loro giochi, le figurine tanto amate e altro ancora, mi si affaccia alla mente un pensiero:

“Come mai dopo tutto questo sforzo non vedo la stessa formazione nei gruppi politici, nei Consigli Regionali, al Parlamento?”

” Come faccio a spiegare ai miei alunni che dopo tutte le belle conquiste di parità di genere che fanno, si ritroveranno in una bolla di sapone?”

Sinceramente guardo le mie “ragazze” e mi viene spontaneo tifare per loro, per un futuro che  già adesso hanno in classe e chissà se mai avranno la possibilità di ritrovare.

Come adulto mi auspico una  presenza paritaria delle donne in ogni Organo Costituente.

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