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Banca Della Terra – Toscana

Banca Della Terra - Toscana

Nascerà in Toscana la prima Banca della Terra europea.  Si tratta di un progetto che ha come scopo dichiarato

  • contrastare l’abbandono dei terreni e delle produzioni da parte dei soci di cooperative
  • mantenere ed incrementare la produttività dei terreni in abbandono
  • favorire il ricambio generazionale in agricoltura.

Attualmente il progetto coinvolge nove cooperative operanti in diverse filiere (vitivinicola, olivicola olearia, florovivaismo, cerealicola) e prevede l‘assegnazione dei terreni resi disponibili attraverso varie forme contrattuali, mantenendo pur sempre la centralità del ruolo delle cooperative in questi processi di mobilità fondiaria.

Attraverso clausole statutarie, regolamenti interni ed appositi contratti,  i soci di una coop di conferimento (ma anche  i terzi) che non vogliono continuare l’attività di coltivatori diretti, possono concedere alla cooperativa (o ad altri soggetti del medesimo circuito ) per un determinato periodo temporale deciso dal socio, il proseguimento dell’attività agricola allo scopo di mantenerlo produttivo.

La coop che vuole conferire i terreni lo può fare o istituendo una nuova attività di conduzione terreni, o una nuova azienda agricola sotto forma di cooperativa lavoro o intervenendo in modo strutturale, coordinando la mobilità fondiaria tra i soci; in questo ultimo caso il rapporto di usufrutto o di affitto dei terreni si svilupperà direttamente tra essi.

Il modello è molto interessante e sarebbe bello vederlo anche qui da noi in Lombardia. Interessante è anche la visualizzazione tramite mappe delle nove cooperative che attualmente sono impegnate nel progetto. Quello che secondo me è debole è la tradizionalità dell’approccio. Navigando per il sito si conoscono i dettagli del progetto incluso i soggetti e lo stato dell’arte ma non sono chiari i metodi di partecipazione allo stesso. Il sito non è concepito come un aggregatore di domanda e offerta. Chi vuole fare il contadino e chi ha terreni dismessi da rilanciare non può accedere al sito e comunicarlo liberamente. Questo processo è totalmente delegato a procedure manuali e quindi non trasparenti. E’ trasparente quello che posso vedere e che posso controllare ad ogni passo. E’ chiaro che il sito dovrebbe avere molte più funzioni fino ad arrivare ad un’ipotetica assegnazione on-line.

Mi raccomando non prendete le ultime parole come una stroncatura del progetto, anzi. Idee come queste sono importantissime perché è solo passando da una nuova concezione della campagna e del suo ruolo che potremo uscire dalla situazione attuale.  Ma sono altrettanto importanti i modi con cui questo viene fatto. Un uso della rete per fare rete è assolutamente parte dello stesso discorso. Come fa un giovane a cogliere questa opportunità e come fa un vecchio che ha abbandonato il terreno a fare lo stesso? Va in Comune, glielo dice la Regione? Non sarebbe meglio che lo conoscesse in rete magari tramite siti che parlano di nuova agricoltura, siti di come deve essere ripensata la città? Un progetto come Almere sarebbe un ottimo traino per idee di questo tipo. Là il coltivarsi le proprie cose, ovvero l’autonomia alimentare è un valore, ma d’altro canto, giovani che si abituino a coltivare, diventeranno sicuramente fan di idee di città dove l’autonomia alimentare è un valore. E pensate solo alla diffusione delle competenze….  Imparare, reimparare a coltivare. L‘affermazione di Platone, citata ieri, “le mura delle città educano i cittadini” secondo me deve essere intesa in modo analogo.  Deve essere creato un contesto di nuovi valori e solo allora, possibilità come queste verranno colte nella loro pienezza, ma perché questo avvenga, ogni atto deve essere inquadrato come parte delle stessa strategia diventando quelle mura che i cittadini riconosceranno come quelle  della propria città.

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