Movimenti

04.5 Pubblicità

#semi242 #seme045 pubblicita – per educarci al consumo spendono 700 miliardi annui in annunci economici ….

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Quando rifiutiamo di essere mediatizzati, non solo dobbiamo smetterla di farci ingannare e di credere a tutto quello che leggiamo sui giornali bevendoci le verità propinate, ma dobbiamo anche distogliere la nostra attenzione dai media. Sembra a volte che lo schermo eserciti su di noi una seduzione tale da rendere impossibile un distacco,. Quante volte è capitato di vedere persone in strada (o alla guida!), impegnate a mandare sms, finire le une contro le altre come ipnotizzate? Rompiamo l’incantesimo e scopriamo un nuovo modo di comunicare! Non abbiamo solo necessità di un’informazione e di tecnologie diverse. Sì, è necessario trovare la verità ma anche, e soprattutto, costruire nuove verità che possono essere create da singolarità comunicanti in network e nello stare insieme.
I progetti politici focalizzati nel fornire informazioni, per quanto importanti, conducono facilmente al disappunto e alla disillusione. Se il popolo degli Stati Uniti fossa a conoscenza di quello che sta facendo il suo governo e dei crimini che commette, potrebbe pensare qualcuno, si solleverebbe e cambierebbe. In realtà, se anche leggessero tutti i libri di Noam Chomsky e i materiali divulgati da Wiki-Leaks, potrebbero in ogni caso votare di nuovo per gli stessi politici riproducendo la stessa società. L’informazione da sola non basta. La stessa cosa si può dire delle pratiche di critica ideologica in generale: rivelare la verità sul potere non impedisce alle persone di battersi per la propria servitù come se fosse la loro liberazione. E non è sufficiente aprire uno spazio di azione comunicativa nella sfera pubblica. Il mediatizzato non è una figura dalla falsa coscienza quanto una figura catturata nella rete, attenta, asservita.
Prima di comunicare in modo attivo in network dobbiamo diventare singolarità. Il vecchio progetto culturale contro l’alienazione voleva che tornassimo a essere noi stessi. Combatteva il modo in cui la società e l’ideologia capitalista ci avevano separato da noi stessi, scissi, e dunque cercava una forma di totalità e di autenticità, di frequente in termini individuali.  Quando diventiamo una singolarità, invece, non siamo mai un sé completo. Le singolarità sono definite da essere internamente multiple e in grado di trovare se stesse esternamente solo in relazione agli altri. La comunicazione e l’espressione delle singolarità all’interno di network, non sono individuali ma corali e sono sempre operative, legate al fare e alla costruzione del sé nello stare insieme.
Quando diventiamo de-mediatizzati non cessiamo di interagire con i media –  i movimenti del 2011 sono infatti  noti per l’uso di social media come Facebook e Twitter – ma il nostro rapporto con essi cambia. Prima di tutto, in quanto singolarità, acquistiamo una libera mobilità nei network. Ci muoviamo in sciami come insetti, seguiamo nuove strde e ci ritroviamo in strutture e in costellazioni nuove. In questo caso la forma dell’organizzazione politica è centrale: una decentralizzata moltitudine di singolarità comunica orizzontalmente (e i social media sono utili perché corrispondono alla loro forma organizzativa). Manifestazioni e azioni politiche non nascono oggi da comitati centrali che propugnano il verbo, quanto dalla riunione e dalla discussione tra numerosi piccoli gruppi. Dopo la dimostrazione, allo stesso modo, messaggi si diffondono in modo virale nell’ambiente e in una miriade di circuiti metropolitani.
Seconda cosa, i media diventano strumenti della nostra autoproduzione collettiva. Siamo in grado di creare nuove verità solo quando cessiamo di essere individui e ci costruiamo nostre relazioni con gli altri, aprendoci ad un linguaggio comune. Costruire la verità è un atto linguistico collettivo di creatività. La creazione e la diffusione di slogan politici nelle manifestazioni costituiscono a volte un atto di costruzione di verità. Il discorso del 99 per cento contro l’1 per cento emerso dai movimenti di occupy, per esempio, ha illuminato la realtà delle disuguaglianza sociale e ha drmmaticamente modificato i termini del dibattito pubblico. Un esempio più complesso è la verità creata dallo slogan argentino del 2001, “Que se vayan todos“, che se ne vadano tutti. Lo slogan esprimeva in forma compendiata la corruzione dei rappresentanti e dei partiti politici e dello stesso sistema costituzionale, ma al contempo il potenziale di nuova democrazia partecipativa. Una tale produzione di verità coinvolgeva inoltre la creazione di affetti politici negoziando i termini del nostro stare insieme. Esprimere questi affetti politici nello stare insieme incarna una nuova verità.
Una vera comunicazione tra singolarità in network richiede quindi un accampamento. Questa è la tipica esperienza di auto apprendimento e di produzione di della conoscenza che avviene, per esempio nelle occupazioni studentesche. Il momento ha un che di magico e di istruttivo perché nello stare insieme si costruisce un’intelligenza collettiva e un nuovo tipo di comunicazione. Nelle piazze occupate del 2011, da Tahrir a Puerta del Sol a Zuccotti Park, attraverso la discussione, il conflitto e il consenso nelle assemblee si sono prodotte nuove verità. Gruppi di lavoro e commissioni su argomenti diversi – dal diritto alla casa e dalla preclusione del diritto ipotecario alle relazioni e alle violenze di genere – hanno la doppia funzione di esperienze di autoapprendimento e di mezzi di diffusione della produzione di conoscenza. Coloro che hanno vissuto in questi accampamenti riconoscono come non solo nuove conoscenze ma anche nuovi affetti politici siano stati creati nell’intensità corporea e intellettuale della interazioni.
L’esempio contemporaneo più nitido della capacità comunicativa di un accampamento è forse l’esperimento pluridecennale dell’autogoverno zapatista in Chiapas, Messico. L’esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln)  era celebre fin dall’inizio per l’innovativo uso dei media, compresi i comunicati elettronici e l’inoltro dei messaggi su Internet dalla selva Lacandona. Perfino più importanti e innovativi, tuttavia, sono i network di comunicazione e le verità della comunità zapatista. I tentativi costanti di sovvertire le gerarchie di genere e sociali e di aprire a tutti le responsabilità decisionali e governative danno sostanza e significato al loro progetto di comandare obbedendo e camminare domandando.

da Questo non è un manifesto – Costruire la Verità
M. Hardt, A. Negri

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