Paesaggio

02.3 Pil

02.3 Pil

Ieri sono incappata in un documento che le più grandi associazioni ambientaliste hanno scritto per indicare al governo una politica innovativa e finalmente legata alle esigenze di questo paese. Al di là delle proposte, quasi tutte estremamente valide, la parte veramente importante è l’enucleazione delle aree che devono essere oggetto di attenzione. Dall’agricoltura, alla cultura, alla mobilità, al fermare il consumo di suolo. E’ veramente impressionante la sovrapposizione dei temi trattati e i semi illustrati nella mia bacheca. La prima cosa che ho fatto è salvare il documento nel mio Slideshare per non perderlo. Troppo importante la mole dei dati a supporto delle tesi trattate.

Quello che mi ha colpito particolarmente è l’ultimo degli interventi che gli ambientalisti propongono.

Andare oltre il PIL: nuovi indicatori di sostenibilità

La pressione esercitata sui sistemi naturali è giunta ad un livello tale che sta compromettendo il futuro della civiltà umana. E’ fondamentale perciò comprendere la necessità di modificare i nostri modelli di sviluppo e impostare una nuova economia che metta al centro lo straordinario capitale naturale, la base  essenziale per qualsiasi tipo di sviluppo sociale ed economico dell’umanità. E’ indispensabile che si comprenda come la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo siano inscindibili e come sia insensato proseguire nella distruzione degli asset più preziosi che 14 garantiscono la nostra stessa esistenza, il nostro sviluppo e il nostro benessere. Per fare ciò è necessario  promuovere l’ampliamento degli indicatori di base che sono utilizzati dalle politiche per verificare i livelli di progresso e di benessere delle società andando oltre gli indicatori economici classici, come il PIL. 

Ecco la traduzione di un’articolo tratto da una  delle fonti che gli ambientalisti consigliano di consultare a proposito della tesi di rivedere la centralità del PIL come indicatore di benessere. Sono così concorde con questa tesi dal rischiare di diventare monotona visto che questo è il terzo articolo, dopo quelli sugli stimoli che arrivano dal Bhutan e dalla Svezia, sulla necessità di abbandonare il PIL.

Per decenni, il PIL ha goduto lo status supremo di essere  il benchmark di riferimento del nostro progresso economico e sociale. In realtà, il PIL oscura o ignora aspetti essenziali del benessere economico e sociale americani, così come ignora importanti dimensioni sociali ed ambientali del nostro welfare nazionale e del futuro benessere.

Se abbiamo usato il PIL, al posto di altri indicatori, è chiaro che le nostre priorità politiche sono state sbagliate per trent’anni. Ma una pervasiva narrazione  che collega il PIL, la crescita del mercato al progresso sociale ha protetto la nostra politica da ogni responsabilità reale per la mancanza di progressi che la maggior parte degli americani giustamente ha avvertito nella loro vita quotidiana.

Demos ha anche rilasciato una serie di Infografiche, Crescita uguale Progresso? Il mito del PIL, dove mostra graficamente  importanti misure sociali contro la crescita del PIL. Le infografiche mostrano che la crescita del PIL non ha espresso un reale progresso per gli americani medi, e dimostra che il PIL è una misura incompleta e che deve essere integrata da misure alternative che sono molto più adatta alle sfide economiche che abbiamo di fronte oggi.

  • Il PIL non fa distinzione tra la spesa per le cose cattive e la spesa per le cose buone. Con questa misura, la fuoriuscita di petrolio BP nel Golfo del Messico ha contribuito “positivamente” per l’economia, proprio come molti beni e servizi che la gente realmente vuole o di cui ha bisogno.
  • Il PIL non tiene conto per la distribuzione della crescita. Il nostro reddito totale nazionale è raddoppiato in  questi trent’anni, così è per la quota di reddito nazionale che va alle famiglie più abbienti, ma le famiglie medie hanno visto incrementi di reddito minimo o assente. Al PIL non importa se la crescita viene ampiamente condivisa o va a beneficio solo di alcuni.
  • Il PIL non tiene conto dell’esaurimento del capitale naturale e dei servizi ecosistemici. Se tutti i pesci del mare saranno catturati e venduti il ​​prossimo anno, il PIL mondiale dovrebbe avere una grande spinta, ma il settore della pesca stessa sparirebbe del tutto.
  • Il PIL non riflette le cose che non hanno un prezzo di mercato, ma sono un bene per la nostra società, come il volontariato, i genitori in casa, e gli investimenti pubblici in istruzione e ricerca.
Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s