Didattica / Movimenti

04.1 Pubblicità

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Se andate oggi sul sito di Repubblica trovate Inchiesta: ecco le App sulle elezioni  e poi sotto la proposta specifica di Repubblica stessa: Twitter Square, leader a confronto.

Il primo articolo mostra una serie di oggetti di dubbio gusto dove sostanzialmente in cambio dei propri dati account (non direttamente chiaramente) si mendica un po di I Like sotto varie forme a dei candidati. Ne ho provato solo uno e gli altri ho guardato solo il demo per cui non è corretto esprimere giudizi definitivi ma prendete la frase precedente come uno sfogo. Quello che è invece possibile osservare in modo approfondito è Twitter Square. I due link sono sotto le immagini che riporto ed è tutto così semplice che è difficile avere dubbi sugli ‘intenti dell’applicazione. Metti un candidato a destra e l’altro a sinistra e compara i loro contenuti in modo che tu possa scegliere.
Confronto Leader Su Twitter

Questa è lo snapshot di comparazione tra due anziani signori a proposito di quello che pensano della cultura.

Confronto Leader Su Twitter Dettaglio

Lascio a voi ogni giudizio e non pensate che le due frasi che vedete agli estremi della foto siano volute ma sono proprio le prime. Vi forniscono quelle informazioni con le quali voi potete farvi un’idea e quindi scegliere? A voi l’ardua risposta. Io credo di no ed è il motivo per il quale ho fatto semi. Creare dei meccanismi che portano a prendere decisioni su persone o testi è un processo complesso e gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi, incluso questo Twitter Square, sembrano essere un tantino rozzi per affrontare la questione.

La prima cosa che mi viene in mente è che strumenti di questo tipo siano fatti per utilizzare il momento elettorale per fare diventare Twitter o il mondo dei social centrale nel processo comunicativo. Gli utenti contenti della novità si accontentano e alla fine l’impressione generale è che tutti stiamo mettendoci in gioco perché amiamo la trasparenza.

Vorrei a proposito darvi qualche brutta notizia. E’ un argomento che seguo da qualche anno e mi permetto di allegare la traduzione di questo post.

Technorati.com ha monitorato nel 2009 oltre 133 milioni di blog. Di questi, più di 9.600 vengono abbandonati tutti i giorni. Con un trilione di pagine, il Web è diventato di gran lunga la cosa più grande che chiunque avesse potuto prevedere. In realtà, secondo due ricercatori della Università di California a San Diego, gli americani hanno consumato circa 3,6 zettabyte di informazioni nel 2008.  Zettabyte?  Si tratta di un numero così grande che dobbiamo ricercare per capirne la dimensione. Fortunatamente, in questi giorni abbiamo Internet per rispondere a tutte le nostre domande, in modo da poter digitare semplicemente “zettabyte” nel nostro motore di ricerca preferito e scoprire che significa 1 sestilioni byte. Sestilioni? Su Google. Un sestilione è 1.000.000.000.000.000.000.000 byte. Cioè 10 alla 21 byte.  Mille volte un miliardo di gigabyte . Chiaro? No? Che ne dici di questo, allora: la versione elettronica di Guerra e pace occupa poco più di 2 megabyte di spazio sul Kindle. Un zettabyte è quindi l’equivalente di 5 × 10 alla 14 copie di Guerra e Pace. Naturalmente, ora dobbiamo capire che aspetto hanno 5 × 10 alla 14 copie di Guerra e Pace . Se assumiamo che ognuna di queste sia sei pollici di spessore, se le impiliamo arriviamo fino a oltre 47 miliardi miglia. E per capire quel numero, potremmo notare che ci sarebbero voluti  2,9 giorni luce per viaggiare dalla copertina del primo volume fino alla parte  posteriore dell’ultimo ignorando gli effetti relativistici della gravità che questo nuovo oggetto di 250 miliardi di tonnellate  potrebbe creare (supponendo che ogni volume pesa un chilo). O, in altri termini, se dividiamo il romanzo in due parti uguali, Guerra corrisponderebbe  alla durata di otto viaggi dal sole a Plutone mentre Pace coprirebbe gli otto viaggi per tornare indietro.

E’ chiaro che se la quantità di informazione che viene prodotta ha queste dimensioni è molto difficile discernere che cosa è vero da che cosa non lo è. Tutti si stanno indaffarando a proporci soluzioni ma spesso si rimane basiti a guardare che relazione esiste tra il tweet di Berlusconi e quello di Monti. E qui va ancora bene perché possiamo capire che cosa non va ma spesso questa sensazione non è così evidente e così ci fanno bere quello che vogliono. Io ho posto questo come il problema. Da un lato per la prima volta nella storia abbiamo accesso a moltissime informazioni. Dall’altro per la prima volta nella storia dobbiamo costruirci dei mezzi per farle diventare nostre. Ribadisco il concetto il mio tentativo con i semi è proprio quello da un lato di porre il problema e dall’altro di vedere se una soluzione apparentemente semplice poteva aggregare una comunità che iniziava a farsi carico del problema.  Beh un risultato l’ho ottenuto: ieri sera a tavola con i miei figli discutevamo di quanto era la distanza tra il sole e plutone e se da un punto di vista tecnico il significato dell’ultima frase era matematicamente giustificato da quelle precedenti e se l’ambiguità della traduzione avrebbe reso lo stesso il concetto…
Ho assimilato questi concetti al seme della pubblicità perché per nostra disgrazia si intravedono queste crepe nella creazione di senso spesso nel mondo della pubblicità che per definizione si pone il problema della comunicazione che è vincente  solo nella misura in cui viene compresa dal destinatario. Insomma loro disegnano il passero con le foglie ma vincono solo quando noi lo percepiamo in carne ed ossa. Il punto è che questo ormai è diventato un problema per tutto e non solo per la pubblicità: siamo noi che dobbiamo imparare a comprendere. Diamoci una mano.

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